Nessuno scambio tassa criptovaluta, Tassazione delle criptovalute e dei Bitcoin: fonte normativa


Il dibattito sull'investimento che fa discutere Bitcoin e fisco: il rapporto decisivo per fare chiarezza Per il tributarista Luciano Quarta ci sono dubbi sul pagamento delle plusvalenze, per questo ci vuole una legge.

In Italia non esistono disposizioni fiscali che regolamentino il bitcoin. Il ragionamento va fatto per gradi.

Preoccupazioni riguardo alle criptovalute

È vero che non esistono disposizioni fiscali specifiche in materia di criptovalute, ma esistono norme di principio che identificano le tipologie di introiti sui quali occorre pagare le imposte sui redditi, incluse quelle dovute, appunto, per aver maturato delle plusvalenze. Solo che per arrivare a questa conclusione il fisco parte da una premessa fondamentale: e cioè, che le nessuno scambio tassa criptovaluta debbano essere considerate alla stessa stregua di valute estere.

Questa tesi del fisco è stata sostenuta ed illustrata essenzialmente in due documenti nessuno scambio tassa criptovaluta la risoluzione della Direz. Esiste allora una sentenza della Corte di Giustizia Ue che consente di non pagarle?

Le possibilità dipendono dal proprio ruolo

Non esattamente: esiste una sentenza della Corte che mette in discussione, anzi, smentisce il presupposto alla base del ragionamento del fisco italiano per affermare che le plusvalenze maturate con le criptovalute siano soggette a tassazione. Una valuta estera, ha un carattere particolare, che le criptovalute non hanno: è una moneta avente corso legale, quindi ha un corso forzoso cioè, la sua accettazione è obbligatoria e ha effetto liberatorio incondizionato. Cosa vuol dire?

Che se ho un bitcoin, anche se dovesse essere quotato un milione di euro sulle piattaforme di scambio, non è detto che io sia in grado di spenderlo o di convertirlo, perché non esiste in capo a nessuno un obbligo né legale né contrattuale, di ricevere questi bitcoin in pagamento, né di acquistarli.

Ma come bisogna comportarsi con le tasse dei Bitcoin?

Se invece dispongo di una somma in dollari o in sterline, nei paesi in cui queste valute hanno corso legale, ogni operatore economico sarà obbligato ad accettarli come mezzo di pagamento e di estinzione di un debito. Dunque, non è la sentenza della Corte a consentire di non pagare le imposte sulle plusvalenze, ma la natura stessa delle criptovalute e la corretta interpretazione dei principi primari contenuti nella nostra normativa fiscale.

Ce la potrebbe spiegare?

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In secondo luogo, perché sostenere che un wallet si possa qualificare sic et simpliciter come conto bancario, è francamente inconciliabile con la struttura giuridica del contratto di conto di corrente disciplinato dalle norme sia di diritto civile che di diritto bancario, anche in molti dei casi in cui si parli di custodial wallet.

Questo perché una sua possibile assimilazione ad un rapporto di conto corrente, dipende molto dalle modalità e dalle condizioni a cui è soggetta la custodia affidata alla piattaforma.

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Quindi il ragionamento del fisco, sta in piedi, ma non sempre e, sulla carta, andrebbe verificato di volta in volta. Ma se un contribuente non dichiara di possedere criptovalute che pericoli corre? Essenzialmente si rischiano sanzioni pecuniarie che possono essere anche molto salate. Per di più queste percentuali sono raddoppiate se le attività estere detenute dovessero essere localizzate in Paesi in black list.

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Data questa assenza di norme, a grandi linee come potrebbe essere una legge che regolamenta le cripto in Italia? La risposta suonerà paradossale, ma la questione è che le criptovalute sono state concepite per non essere regolamentate, anzi, per sfuggire ai lacci di ogni tentativo di regolamentazione stringente.

In più, sebbene siano nate con uno scopo ben preciso cioè, costituire un irreprimibile mezzo di pagamento con il tempo si è sperimentato che esse si prestano ad una molteplicità di scopi che hanno finito per plasmarne funzionalità, fisionomia e impatto economico.

La mia idea è che si possa al più tentare di disciplinarne alcuni specifici aspetti, laddove sorga una necessità specifica.

Cosa sono le criptovalute per la legge e per il fisco

Dopodichè, quale che sia la direzione in cui avviare il tentativo, esso postula necessariamente una consapevolezza del fenomeno, che del tutto palesemente ai nostri legislatori certamente manca, allo stato. Qualcosa del genere potrebbe essere ipotizzata in Italia? E con quali conseguenze?

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Da noi un tributo che colpisca il semplice acquisto o la detenzione di criptovalute, indipendentemente dal fatto che generi o meno una qualsiasi forma di guadagno per il contribuente, non sarebbe più una forma di imposta sul reddito.

Nel secondo caso cioè creazione di una forma di imposizione indiretta sulle criptovalutela mia idea è che una simile possibilità si potrebbe porre in contrasto con le normative europee in materia di Iva e di imposte armonizzate.

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Non dimentichiamo che la Corte di Giustizia Ue ha già affermato che le valute virtuali sono mezzi di pagamento, e che il loro acquisto non è soggetto ad Iva.